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Giorno di ordinaria follia: a "Storie di Calcio" la tragedia di Catania-Perugia dell'83

Giorno di ordinaria follia: a "Storie di Calcio" la tragedia di Catania-Perugia dell'83
sabato 23 aprile 2022, 07:06Storie di Calcio
di TMWRadio Redazione
fonte TMWRadio.com

12 giugno 1983, ultima giornata del campionato di serie B: al Cibali si gioca Catania-Perugia. I siciliani devono vincere per salire in serie A dietro a Lazio e Milan. Poco prima della partita però la tragedia. Angelo Grasso, 54 anni, custode da 14 del vecchio stadio "Cibali" di Catania, spara sulla folla e uccide una persona e ne ferisce una trentina con il suo fucile. Un episodio incredibile, che a TMW Radio, a Storie di Calcio, raccontano alcuni protagonisti dell'epoca come mister Gianni Di Marzio, ex tecnico degli etnei.

Angelo Grasso, custode del Cibali di Catania, ha detto che da settimane i tifosi teppisti facevano esibizioni oscene davanti alle figlie - Ha sparato nove colpi; sfiorato il massacro.

Riportiamo l'articolo uscito il 13 giugno 1983. - Fonte: Stampa Sera
CATANIA - Perderà quasi sicuramente un occhio uno degli spettatori feriti ieri dal custode dello stadio "Cibali". Salvatore Ragusa, 25 anni, carpentiere, è stato raggiunto a una spalla e al volto dai colpi sparati da Angelo Grasso. I medici lo hanno sottoposto immediatamente a un lungo intervento chirurgico. Le sue condizioni erano disperate. Stamane la prognosi è ancora riservata, ma, nonostante la grave menomazione, la sua vita non sembra più in pericolo. Nella camera mortuaria dell'ospedale, invece, si trova ancora il corpo di Lorenzo Marino, l'impiegato di 28 anni, padre di due figli, che ha avuto il cervello trapassato dai proiettili. I funerali dovrebbero svolgersi domani. Per quanto riguarda le altre vittime della sparatoria solo tre sono ancora ricoverate al "Garibaldi" di Catania. Nessuna di loro è in gravi condizioni. Sono stati dimessi tutti coloro che avevano subito contusioni ed escoriazioni nel fuggi fuggi generale dalla curva Sud. Il bilancio di questa allucinante vicenda poteva essere ancora più disastroso. Solo il caso ha impedito che i nove colpi sparati da Angelo Grasso sulle gradinate raggiungessero un numero più elevato di spettatori. L'intervento dei carabinieri, poi, ha fatto il resto. L'uomo, infatti, esaurito il caricatore della sua arma, si apprestava ad inserire altri proiettili con l'intenzione di aprire nuovamente il fuoco. Per fortuna è stato bloccato in tempo. Angelo Grasso dovrebbe essere interrogato entro oggi dal magistrato che si occupa dell'inchiesta. Per tutta questa notte, nella sua cella del carcere di Catania, l'omicida ha singhiozzato. Passata la crisi di follia, ora si dispera.

"Non volevo, non è colpa mia - continua a ripetere - sono stati loro a provocarmi, non ce la facevo più".
Secondo quanto ha raccontato ai carabinieri, l'episodio di ieri pomeriggio è stato solo il momento culminante di una vicenda che si protraeva da parecchi mesi. Sembra che tutte le domeniche, quanto il Catania giocava al "Cibali", gruppi di giovani teppisti avessero preso l'abitudine di provocare il custode. La casa di Angelo Grasso è proprio sotto la curva Sud, dove prendono posto abitualmente i tifosi più scalmanati. Fra di loro sembra che alcuni si divertissero ad orinare, dall'alto, sull'ingresso di casa, a lanciare ogni sorta di immondizie verso le finestre, a fare esibizioni oscene davanti alla moglie e alle figlie del custode. Angelo Grasso, ormai, non sapeva più come difendersi. Ieri gli episodi si sono ripetuti e lui è intervenuto per farli smettere. Ha ottenuto solo insulti e, poi, un fitto lancio di sassi.
È a questo punto che è scattata la follia. Il custode è rientrato in casa, ha caricato uno dei due fucili da caccia che possiede e si è recato davanti alla curva Sud. Nessuno gli ha fatto caso. Le sue urla erano coperte dai clamori dello stadio. Le squadre (la partita Catania-Perugia stava per cominciare) si apprestavano ad entrare in campo e gli scoppi dei mortaretti si sono confusi con il rumore delle fucilate. Quando la folla si è resa conto di che cosa stava succedendo, il panico è dilagato.
La gente è fuggita, spingendosi, calpestandosi. È stato un momento terribile, durante il quale la tragedia poteva assumere dimensioni raccapriccianti.