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Antonio Percassi, due volte presidente dell'Atalanta. La seconda decisamente meglio della prima

Antonio Percassi, due volte presidente dell'Atalanta. La seconda decisamente meglio della primaTUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
venerdì 9 giugno 2023, 05:00Nato Oggi...
di Andrea Losapio

Si può dire che Antonio Percassi abbia vissuto parecchie vite. Sempre con quell'adagio di un fiume che scorre, che sembra quasi sempre uguale ma che cambia la morfologia e corrode i ponti. La prima è stata quella da giocatore dell'Atalanta, squadra con cui esordisce a 17 anni per poi concludere la carriera a 23, anche a causa di un trasferimento al Cesena che non gli va molto giù. Però, al netto delle scelte da calciatore, ci sono poi quelle da imprenditore. Perché riesce a costruire un impero praticamente dal nulla, facendosi largo nel settore retail grazie all'amicizia con Luciano Benetton, con i vari marchi da lui detenuti.

Zara, ma non solo. Tutti, Oysho, Bull and Bear, Bershka, Stradivarius, ma anche Starbucks e Antico Vinaio, nell'ultimo periodo. Senza contare i brand come Nike o Guess, Gucci, Ferrari o Ralph Lauren. Negli anni Percassi è riuscito a integrare un modo di vivere e di essere, ancor prima di pensare al calcio che, comunque, rimane una priorità. Perché nel 1990, quando mancano i Bortolotti, è lui ad assumere la presidenza di un club che arriva spesso in Europa - gli anni di Caniggia, Evair e Stromberg - ma che poi precipita in Serie B quando viene tesserato il capitano dell'Olympique Marsiglia, Franck Sauzée, che diventerà il simbolo delle ambizioni frustrate di quegli anni.

Nel 2010 ritorna a essere presidente e proprietario nerazzurro, grazie a un'offerta da dieci milioni per Alessandro Ruggeri, figlio del compianto Ivan. Da lì in poi c'è una nuova parentesi, inizialmente molto meno ambiziosa, nonostante le dichiarazioni: promozione con Colantuono, doppia salvezza con penalizzazione (e non era facile), poi altri due campionati interlocutori con Reja, fino all'arrivo di Gian Piero Gasperini che dà una nuova dimensione alla squadra. Sei qualificazioni in Europa negli ultimi sette anni, tre Champions League giocate (e un quarto di finale nel torneino di Lisbona), ma anche la cessione del club per circa 300 milioni a Stephen Pagliuca, anche in virtù del momento non semplice per le aziende di retail generato dal Covid. La bravura è anche quella di rilevare un club a 10 milioni e rivenderlo a 30 volte tanto (e nemmeno tutto).

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