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Portogallo sugli scudi: Cristiano Ronaldo si è già stufato dello United e ha già pensato alla sua prossima squadra, Leao è un problema (grosso). I tweet enigmatici degli arabi, il Milan che cambia e i segreti dell'affare Atalanta

Portogallo sugli scudi: Cristiano Ronaldo si è già stufato dello United e ha già pensato alla sua prossima squadra, Leao è un problema (grosso). I tweet enigmatici degli arabi, il Milan che cambia e i segreti dell'affare AtalantaTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Lorenzo Di Benedetto
domenica 15 maggio 2022, 07:55Editoriale
di Andrea Losapio

Bisogna partire da una non-notizia. Cristiano Ronaldo, a 37 anni, ha vinto il premio come miglior giocatore della Premier League del mese di aprile. Un gran bel riconoscimento, perché è frutto di tutta la mentalità che il portoghese ha sempre avuto nei suoi anni di carriera. Quella di migliorarsi sempre, di non fermarsi e non di non cullarsi sugli allori. Così è francamente impensabile che rimanga al Manchester United senza potere giocare l'ultima (l'ultima?) Champions League della sua carriera. Cristiano Ronaldo è realista, sa di non potere ritornare al Real Madrid, né giocare nei club in pole position per la prossima Coppa. Dovesse arrivare il Paris Saint Germain, allora forse le cose cambierebbero. CR7 però ha già deciso quale club vorrebbe rappresentare nel 2022-23, qualora arrivasse al quarto posto in classifica: Ronaldo ha parlato con Gabriel, difensore dell'Arsenal, dopo la sfida persa dal suo Manchester United per 3-1. E gli ha detto che con il loro modo di giocare, l'impianto di gioco dei Gunners, potrebbe fare un'altra annata da 25 gol.

Una cifra ambiziosa. Ma tanto basta per fare capire che Cristiano Ronaldo si candiderà e proverà a giocare nell'Arsenal nella prossima stagione, sempre che i Gunners arrivino al quarto posto. Un obiettivo peggiorato dalla sconfitta con il Tottenham, ma ancora intatto in caso di doppia vittoria con Newcastle ed Everton. Senza i sei punti probabilmente sarebbe giusto dire addio alla Champions. E anche a CR7. È stata una discreta settimana di movimenti, da Adeyemi a Haaland, passando per Mbappé (che ha già firmato da tempo) ma forse è il caso di soffermarsi su Rafael Leao.

Due mesi fa si parlava di una possibile pace fra Lille, Milan e Sporting di Lisbona per Leao. Il problema è che la pace ci sarebbe da parte dei club, ma non del calciatore. Ricapitolando: Leao ha risolto unilateralmente il contratto che lo legava allo Sporting nel 2018, in seguito a un'invasione da parte dei tifosi (con conseguente rissa) nel centro sportivo. È poi andato al Lille. Gli organi giudicarti hanno detto che Leao deve 16 milioni allo Sporting, che il Lille è colpevole in solido e quindi dovrà pagare in caso il portoghese non ci possa arrivare. Il Milan ha tutta l'intenzione di aiutare il calciatore, ma a patto che firmi il rinnovo. Qui casca l'asino: Leao non ha nessuna intenzione di firmare il rinnovo, perché le cifre più o meno pattuite nei mesi scorsi - da 1,5 a 4,5 milioni - ora non bastano più. Vlahovic ne prende 7, Leao oggi potrebbe essere il giocatore decisivo per lo Scudetto, perché deve prendere di meno? Jorge Mendes è il regista, manco tanto occulto - e da mesi - di una situazione che il Milan ha tentato di soffocare, di non accendere i riflettori. Il problema è che i nodi vengono al pettine: il 17 maggio la FIFA si pronuncerà, probabilmente domani ci sarà una riunione per capire quale è la situazione. La sensazione è che Leao possa rimanere solo in caso di ingaggio da top player, quello di Ibrahimovic, per capirci. E non è detto succeda.

Nel mare magnum delle notizie incomprensibili, c'è anche una ridda di tweet in Arabia Saudita. Non sapendo l'arabo è complicato anche capire a cosa si riferiscono, ma è evidente che un Principe abbia fatto i complimenti a un membro della famiglia reale per la vittoria dell'Inter della Coppa Italia. La domanda sorge spontanea, direbbe Lubrano, senza avere una risposta. Ma che c'entrano loro? Il mondo arabo è lontanissimo dal calcio italiano, perché qualcuno dovrebbe tifare l'Inter? E anche se fosse, perché sbandierarlo? Ammesso e non concesso non ci sia un grandissimo tifoso dell'Inter nella famiglia reale Saudita, sarebbe sbagliato non ricordare come le voci su PIF ci siano state. Qualcuno poi chiederà conto a Suning di come vuol ripagare il debito con Oaktree e di come finirà San Siro, che sembra sempre di più un enigma per tutte le parti in causa.

A proposito di enigmi, Redbird e Investcorp si contendono il Milan a botte di forse, non so, arrabbiature, tira e molla. Giustamente Elliott sta cercando di alimentare l'asta, sarebbe bello capire perché un fondo dovrebbe spendere oltre un miliardo senza una delibera di uno stadio di proprietà in divenire, né sapendo dove verrà costruito (a Sesto San Giovanni?) ma è evidente che il brand Milan sia straordinario, forse impareggiabile in Italia viste le sette Champions League e una fama che negli anni novanta è andata in crescendo. Basta per fare un investimento del genere? Il Chelsea stesso rischia di essere una bolla nonostante quanto è stato speso da Boehly, anche se sono cifre profondamente diverse.

Chi sicuramente è ben attaccato ai numeri è l'Atalanta, con i Percassi che hanno venduto a Pagliuca - a proposito, la valutazione totale sarebbe di 460 milioni di euro - e che ora cercano di rastrellare le azioni dei piccoli soci, di Radici e Selini. È una situazione ai limiti del surreale quella descritta dal Corriere della Sera di ieri che si sviluppa tra Lussemburgo e Delaware (stati in cui la tassazione è, diciamo così, decisamente clemente) e che spiega che ci sia in realtà un prestito di 152 milioni che va ripagato con tasso, pare, all'8%, altrimenti, come già successo per il Milan, l'Atalanta passerà di mano a meno di non ripianare con capitali propri. C'è anche da capire a chi è stato dato questo prestito obbligazionario. Oggi i nerazzurri vanno in campo per cercare di trovare l'Europa, essendo praticamente gli arbitri dello Scudetto, ma anche del futuro di Gasperini. A proposito, il primo infastidito è lui: chi decide a Bergamo? Pagliuca? Percassi? Tutti e due? Nessuno dei due? La situazione? Lo spogliatoio?

In conclusione: la situazione calcistica in Italia è grave ma non è seria parafrasando Flaiano. Perché tutti quanti sono abituati a spendere soldi che non hanno, anche chi con il calcio ha guadagnato e spera di continuare a guadagnare, da qui fino al 2027.