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Gli acquisti sbagliati, la gestione del caso Osimhen, un esonero che arriva quando è già tardi per difendere il titolo: De Laurentiis molto più colpevole di Garcia per questo calo del Napoli

Gli acquisti sbagliati, la gestione del caso Osimhen, un esonero che arriva quando è già tardi per difendere il titolo: De Laurentiis molto più colpevole di Garcia per questo calo del NapoliTUTTO mercato WEB
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martedì 14 novembre 2023, 12:02Editoriale
di Raimondo De Magistris
Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per TMW dal 2008, è stato vicedirettore per 10 anni. Inviato al seguito della Nazionale

Protagonista indiscusso dello Scudetto vinto nella scorsa stagione, Aurelio De Laurentiis è anche il grande protagonista di questo deludente inizio di stagione del Napoli. Sembrano già lontanissimi i giorni di festa per un titolo che oggi è solo un dolce ricordo perché, nel frattempo, è successo di ogni: addii, proclami, azzardi, accordi mancati e firme sbagliate.
"Con 200 milioni vi comprate solo un piede di Osimhen..." Vi ricordate questa risposta data all'Al Hilal la scorsa estate? Una mail scritta quando il Napoli era convinto che sarebbe arrivata la firma sul rinnovo, uno dei tanti errori di valutazione a cui prima e dopo se ne sono aggiunti altri. Ma è giusto andare con ordine.

Che Rudi Garcia non fosse l'allenatore giusto lo si era capito già da subito. A settembre, dopo che un top player sì e l'altro pure lo mandarono a quel paese causa sostituzioni mal digerite, era già chiara la scollatura esistente tra chi aveva trascinato il Napoli allo Scudetto e chi aveva sostituito il precedente condottiero.
Comprensibile in quell'occasione dargli fiducia fino alla successiva sosta, molto meno quando la sosta arriva e lo fa portando in dote una clamorosa e netta sconfitta interna. L'8 ottobre il Napoli perde male con la Fiorentina e nelle successive 48 ore Aurelio De Laurentiis dà il via a un casting che, dopo contatti vari e poco approfonditi, si concentrerà ancora per un po' sulla sola trattativa con Antonio Conte. De Laurentiis per 3-4 giorni prova a convincere l'ex commissario tecnico salvo poi fermarsi dinanzi alle incolmabili diversità di vedute. A quel punto torna sui suoi passi, cambia totalmente strategia e decide di stazionare a Castel Volturno per svolgere il ruolo di tutor: un monitoraggio costante del gruppo, soprattutto dell'allenatore. Non una grande idea. Il risultato è stato quello di delegittimare un manager già in difficoltà che infatti - conferenza stampa dopo conferenza stampa, partita dopo partita - è apparso sempre più un pesce fuor d'acqua.
Un passo dopo l'altro verso il crollo fino all'accelerata finale: prima il pareggio per un imbarazzante contropiede subito contro una squadra che ha perso 13 delle ultime 14 partite, poi la sconfitta interna contro l'Empoli per recitare il de profundis a un tecnico inspiegabilmente rimasto al suo posto per tre mesi. Perché l'errore di De Laurentiis è stato sì sceglierlo, ma soprattutto confermarlo fin quando non era più possibile fare altrimenti.
Venticinque giorni fa del possibile esonero di Rudi Garcia ne parlava così: "Quelli su Conte sono solo pettegolezzi che demoliscono chi oggi è incaricato di allenare la squadra e che mi infastidiscono". Difese senza fondamenta né convinzioni, una strategia che gli ha precluso, già a metà novembre, la possibilità di difendere il Tricolore conquistato dominando pochi mesi fa.

La scelta di Rudi Garcia e la sua conferma per tante, troppe settimane, è da iscrivere all'apice degli errori commessi, Ma è sbagliato pensare sia l'unico, è uno dei tanti. E diversi sono stati commessi in sede di calciomercato. In difesa per sostituire Kim s'è passati dall'obiettivo Scalvini all'acquisto di Natan. A centrocampo per alzare il livello dopo settimane di trattative con Gabri Veiga è arrivato Cajuste. In attacco fa ancora parte della categoria 'Chi l'ha visto' Jesper Lindstrom, nelle passate stagioni la stella dell'Eintracht Francoforte.
E poi Victor Osimhen, ad oggi tutt'altro che il trascinatore della scorsa stagione anche perché ancora scottato dalla mancata cessione estiva. "E' stato pazzesco... Più dicevo di no, più aumentavano l'offerta economica. Mi avrebbe cambiato la vita, loro non si sono mai arresi", ha detto ieri il nigeriano in riferimento ai contatti estivi con l'Al-Hilal.
Una trattativa che l'ha evidentemente mandato fuori giri. Ma allora perché trattenerlo per forza con tanto di mail derisoria? La motivazione ufficiosa è sempre stata: 'Perché gli rinnoveremo il contratto e tra un anno, eventualmente, andrà via alle stesse cifre'. Ma il rinnovo ad oggi non c'è, difficilmente ci sarà e la prossima estate - a un anno dalla scadenza - il Napoli che non avrà più il coltello dalla parte del manico sarà costretto a trattare il suo addio a cifre sensibilmente più basse.

C'è stato poi l'addio di Cristiano Giuntoli, altra partenza sottovalutata. C'era un gruppo che per tenere alta l'asticella delle ambizioni andava ricostruito cedendo chi pensava di aver dato tutto e invece è stato solo ritoccato. C'è soprattutto un presidente che a un certo punto pensava di essere o avere la soluzione a tutti i problemi, una sbornia da successo che ha portato il Napoli non solo a dilapidare tutto il vantaggio accumulato lo scorso anno, ma a ritrovarsi a tre mesi dall'inizio della stagione in un caos francamente insospettabile.

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