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L'Arabia Saudita punta il calcio femminile: diritti donne e LGBTQ+ ostacoli insormontabili?

L'Arabia Saudita punta il calcio femminile: diritti donne e LGBTQ+ ostacoli insormontabili?
© foto di Insidefoto/Image Sport
venerdì 13 ottobre 2023, 14:04Calcio femminile
di Tommaso Maschio

L’Arabia Saudita, già grande protagonista in estate sul mercato del calcio maschile, ha intenzione di puntare forte anche sul calcio femminile all’interno del programma Vision 2030 lanciato dal governo per accreditarsi ancora di più come un protagonista nello scacchiere geopolitico internazionale utilizzando anche lo sport come veicolo per accreditarsi agli occhi dell’Occidente e far spostare i riflettori sulle ripetute violazioni dei diritti umani, e di quelli delle donne in particolare.

Dopo l’avvio in sordina della Women’s Premier League nella passata stagione, vinta dall’Al-Nassr, per questa stagione gli investimenti sono aumentati in maniera importante con diversi club che hanno alzato la loro competitività andando a pescare in altri campionati sia in Europa sia nel continente americano. Il colpo è stato senza dubbio Ashleigh Plumptre che l’Al-Ittihad ha strappato alla concorrenza di Manchester United e Paris Saint-Germain, ma sono sbarcate nel campionato saudita anche la marocchina Salma Amani, la svedese Nor Mustafa, l’altra inglese Leighanne Robe, la venezuelana Oriana Altuve, la nigeriana Rita Chikwelu e una vecchia conoscenza del nostro calcio come l’ex Sampdoria Lineth Cedeno. Il tutto ovviamente a suon di ingaggi non paragonabili con quelli europei.

Come riporta L Football infatti le cifre vanno dai mille ai cinquemila euro netti al mese, oltre all’alloggio, per giocare in una delle squadre di prima o seconda divisione, cifre di tre volte più elevate rispetto alla media degli ingaggi in Spagna per esempio. Per accedere però serve rispettare di paletti fra cui, come requisito preferenziale, quello di essere state convocate dalla nazionale per i Mondiali di Australia e Nuova Zelanda.

Questi investimenti però si scontrano con le pesanti mancanze sul fronte dei diritti civili, le donne possono entrare negli stadi per assistere alle gare di calcio solo dal 2018, e soprattutto l’ostilità nei confronti della comunità LGBTQ+. In Arabia Saudita infatti l’omosessualità è infatti un crimine punibile anche con la pena di morte, un aspetto che è lontanissimo dalla realtà del calcio femminile che, a differenza di quello maschile, è fra gli sport più inclusivi e sensibili a queste tematiche. Basti pensare al polverone sollevato quando proprio l’Arabia Saudita era stata proposta come possibile sponsor dell’ultimo Mondiale femminile con tantissime calciatrici e Federcalcio che si erano opposte fermamente tanto che la FIFA decise di tornare sui suoi passi.

Si tratta di un freno importante, legato anche alle varie limitazioni delle libertà per le donne saudite, che difficilmente potrà essere superato dall’allargamento dei cordoni della borsa e dalla pioggia di petroldollari che nelle intenzioni del governo saudita sarebbero pronti per rendere appetibile e competitivo anche il calcio femminile in vista del 2030.

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